• Novembre 24, 2020 8:58 am

Intervista alla scrittrice valdostana Isabella Rosa Pivot

Diadmin

Lug 7, 2020

“Sono una scrittrice e una copywriter. Decisamente nerd e rock nel cuore, amo definirmi un’esteta. Un poco cinica, tanto femminista. Adoro indossare le parole giuste e abbinarle con le emozioni, senza mai scordare un paio di tacchi alti”.
Si definisce così Isabella, sulla sua pagina Facebook ufficiale “Isabella Rosa Pivot Writer”.
Classe 1991, valdostana da generazioni e decisamente poliedrica, Isabella lavora attualmente come copywriter per Talenti digitali; come insegnante e ghostwriter; giornalista per varie testate e intervistarice di autori per Brivio Libreria di Aosta.
Negli anni ha cambiato lavoro di frequente, ma il suo sogno è sempre stato quello di scrivere e finalmente è riuscita a realizzarlo. A fine del 2018 ha anche pubblicato il suo primo libro: “Non ho tempo. Racconti brevi per trovarlo”, una raccolta di racconti molto brevi con lo scopo di allietare, mediante la lettura, piccoli momenti del quotidiano.
Ha presentato il suo libro in tutta Italia, a Parigi e a Bruxelles, riscuotendo un notevole successo ed è apparsa anche in televisione, nel programma “Mille e un Libro” di Gigi Marzullo.
Noi di Zaeffiro Magazine abbiamo deciso di intervistarla, per capire come ha raggiunto il suo sogno e ispirare chi vuole intraprendere la sua stessa strada.

Quando hai capito di voler diventare una scrittrice?

Ho sempre voluto fare la scrittrice: ho questo sogno da quando avevo otto anni. Già allora leggevo tantissimo, sopratutto i classici. Mi perdevo tra le pagine e speravo, un giorno, di regalare anche io le stesse emozioni che quei libri trasmettevano a me; di poter far “viaggiare” anche io le persone con la fantasia.

Come è nato “Non ho tempo. Racconti brevi per trovarlo”?

Ho aspettato anni prima di scrivere qualcosa di mio, perché sentivo di dover studiare e leggere ancora molto. Continuavo a posticipare il mio desiderio di vedere un libro con il mio nome negli scaffali delle librerie. A 21 anni mi trovavo a Bruxelles, per uno stage che mi cambiò completamente la vita e sentivo impellente il bisogno di scrivere. Cominciai così a pubblicare dei piccoli racconti sui social, cercando di descrivere le mie emozioni senza narrare gli avvenimenti esatti, ma con l’obiettivo di far provare a chi li leggeva le mie stesse sensazioni. Amavo giocare con la forma: in ogni racconto, tentavo di imitare lo stile di uno scrittore classico. Ebbero molto successo, soprattutto per la loro brevità: le persone li leggevano nei momenti di attesa e liberi della loro giornata, per staccare dal quotidiano. Un caro amico scrittore li notò e li propose alla mia attuale casa editrice, Edizioni effedì.

Cosa significa per te “scrivere”?

Significa viaggiare con la fantasia in luoghi mai visitati. Essere chi vuoi, nel tempo che preferisci. Empatizzare, emozionarsi, vivere mille e più vite. Scrivere per me è tutto questo, come anche “arte della parola”: ritengo la forma parte essenziale di questo mestiere, fors’anche più della sostanza. Prendi Xavier de Maistre, ad esempio… Ha scritto un libro su un uomo che si lascia trasportare dai ricordi, chiuso in una stanza. É l’emblema del potere della forma: il “messaggio” è importante, ma è il come viene veicolato, ad essere il vero fulcro della bellezza.

Stai lavorando a qualcosa di nuovo?

Certo! Sto da tempo lavorando ad un romanzo Pulp e femminista. Ahimè, lavorando è sempre difficile trovare il tempo che vorrei dedicarci: è dunque ancora in lavorazione. Con già un altro romanzo in testa, da far nascere una volta concluso questo.

Che consiglio ti sentiresti di dare a chi vorrebbe diventare scrittore?

Di leggere. Di diventare prima un accanito lettore, un divora-libri, un assetato di conoscenza. Di sfogliare le pagine dei Grandi della letteratura con la stessa foga con cui ci si scola una birra ghiacciata d’estate. Poi – e solo poi – di tentare la via della scrittura. Schematizzando prima idee, personaggi, ambienti, messaggio; ragionando sul tipo di lettore a cui ci si vorrebbe rivolgere; snodando, successivamente, l’idea che tiene legato il cuore alla tastiera del computer. A.V.